La bocca del lupo
Ho sempre pensato, in qualche modo, che vivere ai margini della società aumenti l’umanità delle persone. E’ una retorica che sta in molte canzoni, mi vengono in mente quelle di De André, immerse in una Genova di puttane, ubriaconi e diseredati che però tutti trovano terribilmente romantica, anche se credo che pochi (specie di questi tempi) vorrebbero viverci dentro.
Sempre a proposito di Genova, mi ha fatto un effetto simile “La bocca del lupo”, film del giovane regista italiano Pietro Marcello, che ho visto ieri al Nuovo Olimpia. C’è dentro tutto questo: il romanticismo estremo dell’amore ai margini della società, la città sporca ma lirica, il sogno, la vita sbagliata e poi riscattata. E c’è l’industria, gli operai come classe, il porto, il varo delle navi, il mito dell’Ansaldo e l’Italsider. Gli uomini che vivono nelle caverne, come ritorno al premoderno.
Tutto rappresentato con immagini bellissime; sia la storia “privata” di due persone che si incontrano nella tragedia del carcere e riescono a renderlo il periodo più bello delle loro vite, che quella “pubblica” di una città come idea, una classe, un modo di vivere.
E la musica sottolinea tutto, dall’archeologia industriale ai carruggi, dalle sparatorie ai baci, con il punto supremo nella scena del bar (purtroppo introvabile su internet), accompagnata dalla bellissima canzone di Gainsbourg qui sotto.
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e può essere utile:
http://www.youtube.com/watch?v=Zhxowx7k3EI